Ieri pomeriggio sono stata alla riunione con le maestre della scuola materna di Matteo. Entrare nell’aula che ogni giorno ospita lui e i suoi piccoli amici è stato molto emozionante. Lo strano silenzio e l’ordine che regnava senza i monelli scorrazzanti erano quasi surreali.

Ho passato almeno venti minuti ad osservare tutto ciò che mi circondava, cose che vedo distrattamente ogni giorno quando lo vado a prendere, ma che ieri avevano un sapore diverso: avevo finalmente tutto il tempo che volevo per soffermarmi su ciò che rappresenta la sua quotidianità fuori da casa.

Ho cercato tracce di lui nell’aula, ho visto l’albero delle presenze su cui i bambini ogni giorno appendono il biglietto che riporta il proprio nome, mi sono soffermata a guardare i cartelloni che hanno disegnato e colorato insieme e poi mi sono seduta lì, su quella sediolina dalla quale mi aspetta ogni mattina quando lo vado a prendere e da cui ci vediamo attraverso il vetro per poi correrci incontro. È stato emozionante trovarmi lì al posto suo, emozionante e spiazzante al tempo stesso, perché ho avvertito una sensazione di estraneità e mi sono resa conto di conoscere relativamente poco un posto che lui frequenta ogni giorno per diverse ore. Mentre le maestre ci illustravano il programma svolto, provavo ad immaginare il mio cucciolo mentre colora, gioca o nei momenti in cui si isola per elaborare i suoi pensieri. Ho provato a immaginare come vive e domina le sue emozioni in quegli spazi coloratissimi, accoglienti, con maestre brave e preparate, ma nei quali comunque non va molto volentieri e che per lui rappresentano, talvolta, una fonte di ansia e di tristezza. Probabilmente è una cosa normale e forse è anche giusto che lui impari a gestire momenti e spazi ” fuori dal nido”, ma, a dirla tutta, me ne sono tornata a casa con il cuore pieno di emozioni contrastanti…