L’anno scolastico sta per iniziare e per me coincide con la ripresa lavorativa dopo un lungo periodo di maternità. So che devo ringraziare il cielo di aver avuto la possibilità di dedicarmi totalmente ai miei bambini per molto tempo, anche se ciò ha implicato un sacrificio economico non trascurabile. So che il lavoro è una benedizione, di questi tempi più che mai. So che è giunto il momento di tagliare, in un certo senso, quel cordone ombelicale che mi lega ai miei bimbi in maniera totalizzante, per cui anche solo uscire per fare la spesa senza di loro mi sembra un’impresa epocale. So che la scuola materna è un punto di aggregazione, di formazione, un luogo ricco di stimoli importanti per la crescita di un bambino, ma l’idea di saperlo lì, il mio piccolino, per diverse ore al giorno mi angoscia al punto tale che quando in televisione passano le pubblicità di zaini, diari e prodotti per la scuola mi prende la malinconia e  cambio canale. So che è giusto per una donna recuperare alcuni spazi propri, così come è importante per i bambini elaborare e gestire momenti in cui la mamma è via per qualche ora, sapendo che dopo tornerà con un sorriso e un dolcissimo mega abbraccio.

Insomma, la teoria la conosco, ma non posso farci nulla se quando chiudo la porta di casa e loro non sono con me mi sento come se mi avessero asportato una parte del corpo.

Il pensiero è fisso lì, sul tavolo già preparato per la colazione, sul fasciatoio con i vestiti pronti per il cambio e su quelle guanciotte rosa, paffute, da tempestare di bacini. La mia mente è pervasa da così tante paranoie, che in un solo giorno ho già, nell’ordine, dimenticato la carta bancomat al distributore di benzina e messo in borsa un ciuccio al posto dell’agenda.

Eppure bisogna farcela, questa è la fase più difficile, una volta ripresa la routine lavorativa, piano piano ci si adatta ai nuovi ritmi e a questi momenti di lontananza, anche se non è affatto facile, come non è facile accompagnare il proprio bambino a scuola e lasciarlo in lacrime…

Aiuta tantissimo avere come punto di riferimento un nonno amorevole o una maestra dolce e rassicurante. Nonostante questo però la mente vola a quei momenti meravigliosi del risveglio insieme, delle coccole nel lettone senza limiti di tempo e delle passeggiate mattutine. So che tutto questo non finisce con il rientro al lavoro, che il tempo per il gioco, le tenerezze e lo stare insieme c’è e ci sarà sempre e che se ora vedo tutto nero è perché non sono ancora abituata a questi brevi, ma apparentemente interminabili momenti di lontananza.

“Devi capire che non sei tu il loro mondo”, sono le  parole che mi ha detto l’altra sera una persona a me molto vicina. Una frase un po’ dura, ma certamente realistica, detta con l’intento di scuotermi… Ovvio, non sono io il loro mondo ed è giusto che sia così, la mamma è un nido, un modello di riferimento, un porto sicuro. Ma se io non sono tutto il loro mondo, loro invece sono il mio.

Probabilmente sì, sono una mamma chioccia, forse troppo appiccicosa, ma questo è il mio modo di essere madre, l’unico modo che conosco.

Amiche mamme, voi come avete vissuto o state vivendo l’esperienza del rientro al lavoro dopo la maternità? Anche voi siete state preda di ansie notturne da inserimento al nido o alla materna, vi siete appostate tipo detective dietro le porte vetrate della scuola per “spiare”  le espressioni di vostro figlio quando lo lasciavate a scuola? Anche voi avete contato i minuti e calcolato il percorso più breve che separa il luogo in cui lavorate da casa vostra?

A tutte le mamme imperfette, iper-ansiose e super appiccicose come me mando un abbraccio, una pacca sulla spalla e un incoraggiamento, ce la possiamo fare!!!!