Cari genitori, cari suoceri, queste parole le dedico a voi, a voi che i miei bimbi li amate di un amore immenso e meraviglioso. A voi che li guardate con gli occhi a forma di cuore. A voi che pazientemente sopportate le loro grida, i loro capricci e che non vi arrabbiate neanche quando vi trasformano la casa in un campo di battaglia. Non importa se giocano a m’ama- non m’ama con i petali della vostra pianta più bella o se costruiscono un castello con i cuscini del divano in salotto; per loro avete sempre una spiegazione dolce e una tonnellata di pazienza.

Anche con me, che da quando sono diventata mamma sono cambiata e spesso neanche me ne accorgo di quanto riesco ad essere odiosa. Un po’ per un innato bisogno di affrancarmi dal ruolo di figlia, un po’ per il mio modo di vivere la maternità, così pieno, totalizzante, che a volte mi fa diventare estremista, appiccicosa e irrimediabilmente chioccia…

Grazie perché, anche se forse non condividete tutti i miei punti di vista sulla filosofia dell’alto contatto, sull’allattamento a richiesta e ad oltranza, sul co-sleeping, sul portare i piccoli fino a spaccarsi la schiena o sui principi dell’homeschooling, beh nonostante abbiate opinioni diverse dalla mia non esitate comunque ad assecondarmi e venirmi incontro.

Grazie a te, papà, che da quando sei diventato nonno ti sei trasformato in un meraviglioso, amorevole tato a tempo pieno, anche a costo di sacrificare i tuoi interessi e le tue passioni. Hai imparato tutte le canzoni dello zecchino d’oro e conosci la programmazione di rai yoyo meglio della guida tv. Sei diventato un abilissimo costruttore di capanne, un mago che fa apparire ovetti di cioccolato e un perfetto intenditore di mezzi agricoli di ogni sorta. Ascolti tutti i miei dubbi su vaccini, omeopatia, educazione non impositiva e sei sempre disposto a parlarne con vero, autentico interesse. Sopporti estenuanti viaggi in macchina, con le grida di Alice nelle orecchie, i capricci di Matteo e le mie sfuriate, che secondo me neanche il Dalai Lama di fronte a tutto ciò avrebbe la tua pazienza, eppure tu affronti tutto con sorrisi e comprensione.

Grazie, ancora, perché con voi so che posso chiudere gli occhi, respirare, mollare un attimo le redini del carro, farmi viziare e tornare un po’ bambina anch’io, ma la cosa che più mi scalda il cuore è osservare la dolcezza e la gioia negli occhi dei miei figli, quando dicono con orgoglio di essere “l’amore dei nonni”.